Referendum, ricorsi respinti e sondaggi sbagliati

Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso del costituzionalista Valerio Onida, quindi il 4 dicembre prossimo si voterà per il referendum costituzionale.

Il giudice civile Loreta Dorigo ha respinto il ricorso presentato il 27 ottobre scorso da Onida contro la consultazione popolare e il presidente del Tribunale Roberto Bichi ha comunicato che è stato respinto anche il ricorso presentato il 20 ottobre da parte di un gruppo di legali guidati da Felice Carlo Besostri.

I ricorsi

Il ricorso di Onida e degli avvocati chiedeva di sollevava questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta in  merito alla legge istitutiva del referendum (352/70) poiché non prevede lo spacchettamento del quesito in presenza di tematiche non omogenee.

Il quesito referendario del prossimo 4 dicembre, sempre secondo i ricorrenti, chiama gli italiani ad esprimersi su questioni diverse tra loro come il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi della politica, l’abolizione del Cnel e la revisione del Titolo V della Costituzione.

Le motivazioni del Tribunale

L’istanza è stata però bocciata dal giudice civile che oggi ha deciso di non inviare gli atti alla Corte costituzionale dal momento che, si legge nel testo dell’ordinanza «Il diritto di voto non pare leso dalla presenza di un quesito esteso e comprensivo di un’ampia varietà di contenuti».

Secondo il giudice è la stessa Costituzione all’articolo 138 «a connotare l’oggetto del referendum costituzionale come unitario e non scomponibile».

Inoltre, ha aggiunto il giudice Dorigo «deve essere tenuto presente che le disposizioni di una legge di revisione, ancorché quest’ultima si occupi di articoli della Costituzione fra loro diversi e regolanti materie potenzialmente non omogenee, non possono per ciò stesso ritenersi prive di interconnessione».

Elezioni Usa 2016 e sondaggi sbagliati

Sondaggi elettorali ed elezioni. Il giorno dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America, il mondo continua ad interrogarsi sui sondaggi sbagliati.

«Questa notte i dati dei sondaggi sono morti» ha detto Mike Murphy, uno degli strateghi della campagna di Jeb Bush contro Donald Trump alla notizia della vittoria schiacciante di quest’ultimo su Hillary Clinton.

Secondo i sondaggi, infatti, la Clinton era in testa di 3 punti percentuali su Trump, ma poi sappiamo com’è andata a finire.

In Europa, del resto, con la recente vicenda riguardante la Brexit, è successa più o meno la stessa cosa.

La domanda che adesso tutti si pongono è come mai i sondaggi possano sbagliare in maniera così eclatante.

Il primo responsabile è il fenomeno del cosiddetto oversampling, ovvero alcuni istituti di sondaggio danno un peso maggiore e quindi un valore statistico troppo ampio ad alcune categorie di elettori rispetto ad altre.

Nel caso delle elezioni Usa, ad esempio, il voto ispanico a favore della Clinton potrebbe essere stato sovrastimato rispetto a quello che realmente ha avuto.

Oltre a questo va inoltre considerato il fenomeno “reticenza”, vale a dire una donna negli USA sarebbe meno propensa a dichiarare il suo voto per Trump, dopo la campagna mediatica sulle presunte molestie del candidato repubblicano.

Desiderabilità sociale. Alla base dei sondaggi sbagliati ci sarebbe anche la voglia di “desiderabilità sociale” da parte dell’intervistato. Ossia, tanti intervistati si sarebbero detti a favore della Clinton per non urtare l’opinione pubblica americana, condizionata, a detta dei commentatori politici, dallo schieramento pro-Clinton fatto da tanti personaggi del mondo dello spettacolo.

Un po’ lo stesso motivo che portava tanti italiani a non schierarsi apertamente a favore di Silvio Berlusconi, ma a votarlo nel segreto dell’urna.

Reticenza, desiderabilità sociale, oversampling o domande e analisi sbagliate: l’unico dato di fatto è che i sondaggi per le elezioni presidenziali USA 2016 hanno sbagliato pronostico.

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