Le astensioni restano in testa

A cinque settimane dal voto sulla proposta di riforma costituzionale presentata dal Governo Renzi, i sondaggi danno ancora un percentuale di non votanti molto alta, che si aggira attorno al 40%. I dibattiti però si fanno sempre più accesi e purtroppo sempre più personalizzati, mentre il merito della riforma costituzionale passa in secondo piano.

Gli ultimi sondaggi

Le percentuali legate alle intenzioni di voto sul prossimo referendum costituzionale cambiano sensibilmente a seconda dell’Istituto di ricerca che si prende in considerazione.

Quasi tutti danno il sì in perdita rispetto al no, seppure con percentuali diverse ma tutti sottolineano che a pesare sarà l’incognita indecisi.

Soltanto Ixè riporta la notizia di una inversione di tendenza: diminuiscono gli indecisi e torna in vantaggio il fronte del no: per Ixè i Sì sono al 37%, i No al 38% e gli indecisi al 25%.

Secondo Ipsos invece il divario sarebbe molto più ampio: Sì al 46% e No al 54 % (si parla della percentuale riferita ai votanti, ossia di coloro che sicuramente si recheranno alle urne).

Per Demopolis invece il Sì sarebbe addirittura in vantaggio con il 51% contro il 49% del No.

Per l’Istituto Piepoli Il fronte del Sì invece sarebbe sempre molto distante dal No: queste le percentuali dell’istituto guidato da Nicola Piepoli: Sì al 46% e il No al 54%.

Euromedia Research dà il sì al 47,5% e il No al 52,5%.

Ipr il Sì al 48,5% e il No al 51,5%.

I giovani votano Sì

Secondo l’indagine condotta da Index Research per la trasmissione Piazzapulita, tra gli under 24 ci sarebbe un netto vantaggio del Sì, con il 20% dei consensi, contro il 12% dei favorevoli al No e un 68% tra indecisi e non votanti. Nettamente a favore del No gli ultra 65 con il 32%, indecisi al 51% e favorevoli alla riforma il 17%.

La settimana politica

La settimana politica è stata caratterizzata dalla visita negli USA del presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si sarebbe detto a favore della riforma costituzionale e questo avrebbe orientato gli indecisi verso il SI.

Intanto il Tar del Lazio ha respinto il ricorso di Sinistra Italiana e M5S e il testo referendario continua ad essere valido

Dibattito infuocato

Ma la visita negli USA del premier e le relative dichiarazioni di Obama hanno riscaldato ancora di più il clima pre-referendario.

Le discussioni infatti si fanno sempre più accese in vista della data del 4 dicembre e, come sempre succede prima di un appuntamento con le urne, sono proprio gli esponenti politici a fare la parte del leone.

Renato Brunetta (Forza Italia) accusa il premier Renzi di “fare carne di porco della democrazia”, mentre Massimo D’Alema mette in evidenza come all’interno del Pd siano in molti a dire NO.

Silvio Berlusconi è uscito dall’ombra e si è dichiarato a favore del No, proponendo una nuova legge costituzionale con un testo condiviso (cosa finora mai successa nella storia della Repubblica). A fianco di D’Alema e Pier Luigi Bersani a dire no alle riforma ci sono altri politici storici come Gianfranco Fini, Ciriaco De Mita, Lamberto Dini e Paolo Cirino Pomicino.

Più che focalizzarsi però sul testo della riforma, il dibattito si sta spostando sull’operato del governo.

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