Gli italiani si dicono a favore del cambiamento

Siamo oramai a due settimane dal voto sul referendum costituzionale e non possono più essere pubblicati sondaggi elettorali sull’argomento. La legge 28/2000 riguardante la par condicio, che regola la comunicazione durante l’intero anno e durante la campagna elettorale, tra le altre disposizioni, stabilisce che i risultati dei sondaggi politici elettorali non possono essere pubblicati nei quindici giorni precedenti alla data delle votazioni.

Venerdì 18 novembre, secondo gli ultimi sondaggi svolti, emerge comunque che la maggioranza degli italiani andrà a votare il prossimo 4 dicembre, che il fronte del No è in vantaggio su quello del Sì ma che la maggioranza dei cittadini vorrebbe modificare la nostra Costituzione.

Venerdì 18 novembre: divieto di sondaggio

Dalle ore 24 di venerdì 18 novembre è scattato il divieto di pubblicazione di sondaggi fino alla chiusura dei seggi elettorali. In pratica non verranno più pubblicati sondaggi in merito alla riforma costituzionale che sarà sottoposta a referendum il prossimo 4 dicembre.

Questa dunque la situazione risultante alla data del 18 novembre.

Sembra che a recarsi alle urne sarà oltre il 60% degli aventi diritto, mentre il 29% ha già affermato che il 4 dicembre non si recherà ai seggi. Il 23% degli italiani, invece non ha ancora deciso cosa votare.

Fino a venerdì scorso veniva ancora data in crescita la percentuale degli italiani che si dichiarava informata sul testo della riforma costituzionale: dal 18% di informati registrati verso la fine di ottobre, si arrivava al 23% del 17 novembre scorso.

Cresciuta anche in questo lasso di tempo, la percentuale degli italiani che conoscerebbe ma solo in maniera superficiale il testo della riforma Boschi: dal 46% si sarebbe passati al 52%. Allo stesso tempo sarebbe scesa la percentuale di coloro che si sono dichiarati completamente a “digiuno” dell’argomento dal 35,6% al 23,8%.

Ultime intenzioni di voto

Secondo le ultime intenzioni di voto il fronte dei contrari alla riforma sarebbe in vantaggio di 4 punti sul fronte del Sì.

Ma i favorevoli alla riforma sarebbero in lenta e continua ripresa.

Resta adesso da vedere se anche in Italia si verificherà il flop dei sondaggi come già successo per il referendum britannico sulla Brexit e per le elezioni del presidente degli Stati Uniti.

Secondo gli istituti di ricerca, comunque, al momento il No alla riforma costituzionale è in netto vantaggio sul Sì ma la percentuale degli indecisi (sia tra quelli che andranno a votare ma non sanno ancora dire se saranno per il Sì o per il No che su quelli che non sanno proprio se si recheranno alle urne) è ancora molto alta.

Secondo l’istituto Piepoli, addirittura, il fronte del No avrebbe guadagnato dalla vittoria di Trump alle elezioni USA 2016.

Gli scenari possibili

Il responso adesso verrà consegnato solo ed esclusivamente alle urne e a decretare definitivamente il risultato del referendum costituzionale saranno solo gli elettori italiani.

Da adesso in poi si potrà solo ed esclusivamente parlare degli scenari possibili sul post voto.

Se vincerà il fronte del No, probabilmente il governo guidato da Matteo Renzi non continuerà la sua esperienza (non mi lascerà galleggiare, ha già avuto modo di dichiarare il premier). A questo punto si apriranno due scenari possibili: un governo di coalizione per chiudere la legge di stabilità, riscrivere la legge elettorale e arrivare alla scadenza elettorale del 2018, oppure il voto anticipato alla primavera del 2017.

Ma l’ultima parola in questo caso, spetterebbe al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Se vincerà il fronte del Sì, il governo Renzi andrà avanti fino alla scadenza del 2018 e verrà avviata la riforma costituzionale. Alle prossime elezioni si voterebbe solo per la Camera dei Deputati e via via si voteranno secondo le loro scadenze naturali tutti i vari consigli regionali che indicheranno i rappresentanti per il Senato federale.

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