Sondaggi sbagliati, quando le ricerche non dicono tutto

Quando i sondaggi sono sbagliati. Capita anche alle migliori ricerche.

Gli ultimi in ordine di tempo sono stati i sondaggi sulla Brexit: fino all’ultimo sembrava che la Gran Bretagna non dovesse uscire dall’Europa, poi invece è arrivato il voto delle urne che ha dato il via ad un vero e proprio terremoto economico e finanziario.

Anche in Italia la storia ci dice che i sondaggi sia elettorali in genere che politici, a volte hanno sbagliato i risultati, per non parlare degli exit-pool.

Ecco una breve carrellata di errori storici e una breve analisi del perché i sondaggi a volte sbagliano i risultati.

Sondaggi sbagliati: 2006, l’anno dell’errore

Un vero e proprio annus horribilis per i sondaggi è stato il 2006, quando per le elezioni politiche di aprile le urne ribaltarono completamente le indicazioni date dalle ricerche effettuate nei mesi precedenti.

Molti ricorderanno la storia: dopo dieci anni, per la terza volta a sfidarsi alle elezioni politiche furono i due maggiori schieramenti: il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi e il centrosinistra di Romano Prodi.

I sondaggi politici nei mesi precedenti davano vincente lo schieramento dell’Unione di centrosinistra con oltre 5 punti percentuale, margine che però nelle ultime settimane si ridusse drasticamente, fino ad arrivare alla vittoria di misura di Prodi che lo porterà a governare con pochissimi senatori di scarto e a sopravvivere per soli due anni.

Per l’occasione, l’ASSIRM, l’Associazione che riunisce i principali istituti che svolgono ricerche di Mercato, promosse un seminario per analizzare le ragioni della debacle dei sondaggi e soprattutto le criticità a questa collegate.

Il titolo dell’incontro era “Come hanno funzionato i sondaggi politici nella consultazione elettorale di Aprile 2006? Opinioni a confronto tra gli addetti ai lavori”.

Perché sbagliarono i sondaggi elettorali del 2006: il documento del seminario

Le conclusioni emerse durante la giornata di studio sono state poi raccolte in un documento che ha evidenziato come lo scarto tra stime e risultati era inferiore all’1%: una cifra assolutamente compatibile con il fisiologico errore campionario.

Ma di errore si trattò e nel documento si legge che il principale errore fu la sovrastima dell’Unione di centrosinistra (+1,6%) e la contemporanea sottostima del centrodestra (-1,6%).

Lo sbaglio dei sondaggi elettorali, quindi, non dipese da errori operativi o di campionamento è che la realtà delle urne e la diminuzione delle schede bianche mise in crisi i modelli di ponderazione che per anni erano andati bene.

Nelle precedenti consultazioni elettorali infatti (Elezioni europee 1999, elezioni politiche 2001, elezioni europee 2004), il dato medio delle schede bianche si era attestato attorno al milione e mezzo: alle elezioni politiche del 2006 invece le schede bianche furono poco più di 400.000 e lo scarto finì per favorire solo la lista di Forza Italia.

Secondo l’Istituto Piepoli giocò un ruolo fondamentale l’azione di marketing di Silvio Berlusconi che consigliò molti elettori a non dichiarare il proprio voto per Forza Italia durante le interviste.

Per Roberto Weber all’epoca ancora in SWG, gli istituti di ricerca incontrarono molte difficoltà a raccogliere l’opinione del ceto medio basso del Paese, soprattutto in situazioni di basso livello di scolarizzazione e informazione.

Per altri, l’innalzamento del livello di scontro nella campagna elettorale, un appello alla mobilitazione da parte del Presidente del Consiglio uscente, portarono alle urne molti elettori di queste aree marginali sfuggite alle rilevazioni.

Nando Pagnoncelli di Ipsos, sottolineò che uno dei principali motivi dello sbaglio dei sondaggi doveva essere ricondotto alla “spirale del silenzio”, ossia il meccanismo secondo il quale le persone evitano di esprimere la propria posizione se la ritengono contraria a quella della maggioranza.

Sondaggi negativi e debolezza del governo uscente fecero sì che molti elettori di centrodestra non ammisero la propria intenzione di voto per la Casa delle Libertà.

Va inoltre sottolineato che dopo l’appello al voto del presidente Berlusconi entrarono in vigore i quindici giorni di black out per i sondaggi voluto dalla legge sulla par condicio.

Sondaggi sbagliati e superamento del metodo CATI

Sempre in occasione del seminario dedicato agli errori dei sondaggi politici del 2006, Nando Pagnoncelli svolse anche un’altra riflessione. Secondo il direttore di Ipsos, il metodo delle interviste telefoniche (CATI) si stava dimostrando sempre meno affidabile a fronte della diffusione sempre più capillare dei telefoni cellulari.

Pagnoncelli ricordò i sondaggi sbagliati di settanta anni prima del Literary Digest negli USA che per le elezioni presidenziali si era affidato solo ed esclusivamente agli elenchi telefonici; in pratica in Italia allo stesso modo facendo ricorso al solo metodo CATI si stava tagliando fuori un numero consistente di elettori possessori esclusivamente di telefoni cellulari.

Il voto sulla Brexit e i sondaggi sbagliati

il 23 giugno del 2016 si è svolto il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, passato alla storia come il voto sulla Brexit, dall’unione delle parole British ed Exit. Dalle urne uscì un sì all’uscita sostenuto dal 51,9% degli elettori contro il 48,1% dei no.

Molti dei sondaggi riguardanti la Brexit si rivelarono sbagliati senza parlare dei titoli di giornali usciti prima che il risultato delle urne sancisse la vittoria definitiva del sì all’uscita.

Interrogati sul perché del fallimento dei sondaggi sul referendum, i ricercatori affermarono che si era comunque rimasti nell’ordine di margine statistico di incertezza.

La vittoria dei sì infatti arrivò grazie a poche migliaia di voti ma ancora una volta dimostrò il perché a volta i sondaggi si rivelano sbagliati. Due i motivi fondamentali:

  • Come per la Brexit, anche in Italia esiste il fattore età: molti anziani sono restii a farsi intervistare ma hanno un’alta fidelizzazione al voto;

  • Fondamentale il ruolo dell’indice di desiderabilità sociale: la diffusione dei sondaggi nelle settimane precedenti ad una competizione elettorale o referendaria, può spingere tanti elettori a non dichiarare la propria preferenza, causando una sovrastima.

Sondaggi sbagliati o meno, per quanto riguarda la Brexit, così per altre competizioni elettorali e politiche, quando si è in presenza di un margine molto ridotto, è ovvio che la parola definitiva spetti sempre alle urne.